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SAN GUGLIELMO DA VERCELLI
E LA COMUNITÀ MONASTICA DI SANTA MARIA DI SERRA COGNATO
PRIMA FONDAZIONE VERGINIANA IN BASILICATA
di Carmela Biscaglia


Il passaggio di s. Guglielmo da Vercelli, eccelsa figura di santo benedettino, sul territorio della Basilicata, la sua più specifica presenza su quello di Calciano e la valenza che il suo operato ebbe all'interno del più vasto contesto storico del medio Basento nei primi decenni del XII secolo, segnano un periodo particolarmente significativo per la storia dell'intero Mezzogiorno d'Italia sia in campo politico che religioso: alla dominazione bizantina si era imposta ormai quella normanna e la Chiesa cristiana operava il passaggio dal rito greco e dal controllo del patriarca di Costantinopoli, a quello latino e alla soggezione al vescovo di Roma. Molto determinanti nell'evolversi di questo processo storico furono i Benedettini che, com'è noto, vennero sostenuti dai Normanni e dai pontefici e con le loro abbazie grandi e piccole - basti pensare a quella di S. Michele Arcangelo di Montescaglioso - andarono lentamente a sostituire i monasteri italo-greci, che pur avevano pervaso di spiritualità intensa l'area del medio Basento con il monastero della Gran Madre di Dio o Theotokos del Rifugio, dislocato nel vallone omonimo.

San Guglielmo, nato a Vercelli verso il 1085 e morto nel 1142 nel monastero di Goleto nell'avellinese, è stato il fondatore degli eremiti di Montevergine. Dedicatosi fin da giovinetto ad una vita di penitenza e pellegrinaggi, dopo un mancato viaggio in Terra Santa, si stabilì in Irpinia a Montevergine, località presso Avellino detta anche Mons Virginis e attorno al 1114 vi fondò un romitorio che, per la fama di santità a lui legata e l'appoggio del re normanno Ruggero II, si sarebbe trasformato in un grande cenobio, da cui nel 1119 avrebbe avuto origine la Congregazione monastica benedettina dei Verginiani. Essa ebbe subito un rapido sviluppo con diramazioni di case dipendenti sparse dappertutto nell'Italia meridionale, sorrette dal favore del sovrano e dalla protezione pontificia e vescovile. I "bianchi figli di Guglielmo" erano richiesti ovunque e continue furono le donazioni ai loro cenobi, sia da parte di privati che dei sovrani normanno-svevi e delle successive case regnanti. Ciò è documentato dalle migliaia di pergamene che a tutt'oggi si conservano nel grande archivio dell'abbazia di Montevergine, le quali attestano anche la consistenza dei beni ad essa afferenti fin dalla fondazione.

Il santo, che è patrono primario dell'Irpinia e la cui festa si celebra nella ricorrenza del giorno della sua morte, si ispirava all'ideale di perfezione evangelica espressa dal testo puro della Regola di s. Benedetto, padre esemplare della vita monastica in Occidente: povertà, umiltà, semplicità, purezza integrale dei costumi, ma anche ardore apostolico nel portare la buona novella ai ceti più trascurati, alle genti che vivevano abbandonate nei poveri abituri e casolari di campagna. I suoi seguaci, i Verginiani, erano tenuti alla povertà spinta fino all'eroismo, al completo distacco dai beni della terra in uno spirito devozionale strettamente cristocentrico ed improntato alla grande devozione verso la Vergine Maria. Il monachesimo di s. Guglielmo, inoltre, rifuggendo dalle grandi abbazie dei Benedettini, tipiche del "monachesimo urbano", si connotava come "monachesimo rurale e contemplativo" e prediligeva luoghi solitari, ove i monaci potevano affinare l'orecchio alla parola di Dio. Il bosco di Serra Cognato ne è una dimostrazione.

Fu in occasione del progettato ma mai realizzato pellegrinaggio in Terra Santa, che l'eremita e penitente vercellese Guglielmo nei primi decenni del XII secolo attraversò le regioni appenniniche del Mezzogiorno d'Italia, fondando importanti comunità monastiche: la prima, come s'è detto, sul massiccio del Partenio, S. Maria di Montevergine, la seconda sul Monte Cognato sotto il titolo di S. Maria di Serra Cognato. Già in precedenza, come narrano le fonti agiografiche, Guglielmo aveva soggiornato in altre località lucane, precisamente a Melfi, ad Atella, sul Monte Serico presso Genzano, compiendo i primi miracoli ed intrecciando un legame forte con Giovanni da Matera, tal Giovanni Scalzonibus di ricca famiglia, che aveva incontrato a Ginosa e avrebbe continuato a frequentare anche dopo il suo ritorno in Irpinia e la fondazione dell'abbazia di Montevergine.

Riprendendo il bordone del pellegrino, dopo il 1119 egli tornò infatti nelle più boscose contrade lucane, cercando con Giovanni da Matera, futuro santo, asprezze sempre maggiori di penitenze. La voce del Signore, narrano gli agiografi, si fece allora sentire nuovamente, proprio mentre entrambi dimoravano da qualche giorno sul Monte Cognato, assegnando loro due missioni diverse: Giovanni da Matera si diresse quindi verso il Gargano, ove nel 1129 avrebbe dato vita al monastero di Santa Maria a Pulsano presso Monte Sant'Angelo e alla Congregazione dei Pulsanesi; Guglielmo da Vercelli rimase invece a Serra Cognato, in territorio di Calciano, diocesi di Tricarico, sulla sponda destra del Basento, nei pressi del castro di Gallipoli de Montanea, oggi scomparso, e non lontano da Pietrapertosa, altro castro che nel secolo precedente aveva costituito una temibile roccaforte dei saraceni guidati dal rinnegato cristiano Luca. In quei boschi impervi Guglielmo fondò il monastero di Santa Maria di Serra Cognato, che fu la prima comunità verginiana in Basilicata, dipendente dal priorato di Montevergine. Quando quest'eremo fu ben avviato, egli riprese il cammino, tornò in Irpinia e vi edificò il monastero a prevalenza femminile di S. Salvatore al Goleto, presso Sant'Angelo dei Lombardi, dove morì il 24 giugno 1142.

Anche se l'eremita vercellese pare non fosse intenzionato a creare una struttura accentrata e piramidale fra i monasteri da lui fondati, nel prosieguo dei tempi, forti dell'appoggio della dinastia normanna, maturato nell'intenso rapporto personale tra s. Guglielmo e Ruggero II, i successori del santo seguirono questo indirizzo e furono partecipi di una notevole espansione dell'Ordine.

Né questa né le altre fondazioni verginiane in Basilicata assursero, però, a grande importanza. Sia pure in forma ridottissima e precaria, pur tuttavia, i monaci di Montevergine vi mantennero la loro presenza per alcuni secoli, tenendo vivo l'ideale del loro fondatore, del quale Giustino Fortunato, tracciandone il profilo storico e spirituale, aveva detto: "Egli è che san Guglielmo da Vercelli, tra le oppressioni e le violenze di una società semibarbara, in quella ferrea mescolanza di sacro e di profano, di frati e di guerrieri, di penitenze e di peccati, che fu e si disse essere stato il medio evo, avea per primo qui nella penisola meridionale fatto appello alla religione de' popoli soggetti, ridestando le promesse dell'antica comunità cristiana, risuscitando il sogno di una eternità di gaudio celeste". L'unica presenza verginiana che sopravvisse in Basilicata fino al 1807, sarebbe stata la chiesa di S. Maria degli Armeni a Forenza, preesistente all'insediamento dei Verginiani ai quali era stata affidata e, al pari del romitorio di Cognato, nel 1202-1203 sarebbe stata oggetto di donazioni da parte dei San Severino, conti di Tricarico.

L'intensa spiritualità profusa da s. Guglielmo in terra lucana avrebbe comunque offerto due santi alla Chiesa romana, san Giovanni da Matera e san Donato da Ripacandida.

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Il massimo studioso di s. Guglielmo da Vercelli, dell'abbazia di Montevergine e dell'immensa mole di documenti che sono custoditi nel suo archivio, cioè padre Giovanni Mongelli, ha analizzato anche le modalità di diffusione di questa Congregazione in Basilicata. Dopo la fondazione del primo cenobio di Serra Cognato, nella seconda metà del XII secolo i Verginiani si sarebbero espansi lungo un asse che, partendo proprio da Serra Cognato e proseguendo per i territori di Albano di Lucania, Tricarico, San Chirico Nuovo e Tolve, si sarebbe proteso poi verso l'area nord dalla regione, raggiungendo a oriente Forenza e Melfi, a occidente San Fele con la fondazione di S. Maria di Pierno, che dipendeva dall'abbazia di S. Salvatore al Goleto, convento femminile verginiano sorto presso Sant'Angelo dei Lombardi.

E' dal testo di alcune bolle pontificie che si conosce la titolazione, la localizzazione, la dotazione dei beni, le diocesi di pertinenza delle varie case e chiese verginiane, che si raggrupparono attorno al monastero di Montevergine assolutamente preminente e dominante. In particolare, la bolla emanata ad Orvieto nel 1264 da papa Urbano IV, nel ribadire la totale esenzione del monastero e della Congregazione di Montevergine dalla giurisdizione vescovile e nel confermare la sua dipendenza diretta dalla Santa Sede, segnalava anche le fondazioni verginiane lucane con le loro dotazioni di case, redditi, possessi ed uomini.

Precedenti bolle pontificie elargite tra il 1197 e il 1264 ci forniscono, peraltro, il quadro completo delle varie chiese del materano, dipendenti dall'abbazia di Montevergine: la chiesa di S. Leone, Cristoforo e Iconio, la chiesa di S. Elena, entrambe in territorio di Albano di Lucania; la chiese di Santa Maria degli Angeli presso San Chirico Nuovo e la chiesa di S. Martino nel contado di Tricarico; le chiese di Santa Maria degli Ulivi e di Santa Margherita in tenimento di Tolve; per il 1209 e il 1264 è ricordata la chiesa di Santa Maria delle Fonti in territorio di Tricarico, anch'essa con case e possedimenti e, nel potentino, quella di S. Maria degli Armeni a Forenza. Un diploma emanato da Federico II nel 1220 accenna vagamente alle chiese verginiane site nel tenimento di San Chirico Nuovo e si sofferma in modo più specifico su di un generico monastero che possedeva 30 famiglie di vassalli. La bolla di papa Alessandro IV del 1261 menziona, infine, per Tricarico la chiesa di S. Giovanni. Si trattava dell'espansione massima raggiunta dai seguaci di s. Guglielmo da Vercelli nell'area lucana, successiva all'iniziale esaltante fondazione di Santa Maria di Cognato, monastero che per i verginiani ebbe sempre un particolare valore affettivo, perchè legato al ricordo della dimora del Fondatore in quel remoto luogo dell'Italia meridionale.

Questi eremi, sempre ubicati al di fuori degli abitati e in prossimità di vie di transito di una certa importanza, confermano inoltre la duplice vocazione dei monaci di s. Guglielmo: l'isolamento e il servizio alle popolazioni rurali anche di tipo assistenziale, esteso ai viandanti e agli ammalati.

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La recente pubblicazione di Francesco Panarelli, Scrittura agiografica nel Mezzogiorno Normanno. La vita di san Guglielmo da Vercelli (Mario Congedo Editore, Galatina 2004) fornisce l'edizione della Vita s. Guilielmi, fondamentale testo agiografico trasmessoci da due manoscritti conservati nella Biblioteca di Montevergine, che rappresenta la fonte per ritessere la vicenda biografica di questo santo ed avere anche notizie sulla permanenza sua e di Giovanni da Matera su Serra Cognato, dove essi  "cellulam quandam edificant, in qua per paucos dies insimul permanserunt. Nam, secundum iussionem Domini, alter ad orientem in Garganum montem secessit, ubi et monasterium construxit, et usque ad vite sue diem extremum in Dei servitio permansit. Guilielmo itaque sancto in Cuneato monte remanente, ubi eius fama per regionem illam innotuit, totus populus, ipse etiam comes Robertus Poletinus, ad eum visendum et audiendum sitibundo pectore cepit concurrere".

Sappiamo, inoltre, che su questo monte Guglielmo fu vittima di una triste quanto fortuita circostanza: ferito gravemente alla testa da un signore di una città vicina, che era andato a caccia nel bosco con falchetti e cani da caccia e, lanciando uno spiedo venatorio contro un cinghiale, aveva ferito per errore Guglielmo, che pregava entro la boscaglia. Sicchè questi, cercando aiuto ad Albano, fu visitato da un tal conte Roberto e da un certo uomo colto, un gramaticus, che lo istruì. Il Signore seppe volgere in bene la disavventura perché Guglielmo, aiutato dai cristiani dei dintorni e con l'autorizzazione del vescovo, fondò quindi una chiesa in onore della SS. Vergine con annesso eremo, attorno al quale si sarebbe radunata una comunità religiosa che gli agiografi indicano numerosa. Ciò sarebbe avvenuto attorno al 1128-1130, secondo il Monasticon Italiae. Dallo stesso codice della Vita s. Guilielmi ri ricavano anche i miracoli avvenuti in terra lucana per intercessione del santo eremita e di cui fu testimone il sacerdote e monaco verginiano Giovanni da Nusco.

Il monastero di Serra Cognato, però, non esistette a lungo. Le fonti d'archivio dei secoli successivi attestano, infatti, esclusivamente la chiesa di Santa Maria de Cugnato, immersa nell'omonima difesa di pertinenza della Chiesa di Tricarico. Nelle Relationes decimarum del 1324 essa è menzionata come possesso di un membro del capitolo cattedrale di Tricarico, il diacono Giovanni de Pissana, che risulta versare la decima di 1 tarì "pro ecclesia Sante Marie de Gugnato". Nel corso del Quattrocento sarebbe stata al centro di una serie di controversie tra la Chiesa tricaricese e la comunità di Calciano, relativamente ai pascoli condotti sulla montagna e alle giurisdizioni detenute dalla Curia vescovile. Anche in età moderna tale difesa sarebbe stata zona privilegiata di pascolo di bovini e suini. Solo in tempi recenti il toponimo di Gallipoli, associandosi a quello di Cognato, ha denominato un unico comprensorio di terre.

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Dalla natura eremitica del primitivo insediamento di s. Guglielmo nasce la tradizione locale, non suffragata da riscontri certi, secondo cui a Serra Cognato egli avrebbe utilizzato un insediamento rupestre. Tant'è che ancora nell'Ottocento, secondo le notizie tramandate da uno storico del tempo, si diceva esistere alle falde del monte Croccia Cognato in quei boschi foltissimi, tra gli ispidi massi di rocce arenarie e con pericolosissimo accesso, un antro non molto vasto, denominato la "grotta di S. Guglielmo", in cui il popolo riteneva fosse nascosto un immenso tesoro custodito dai demoni, mentre lo studioso ne riconnetteva il toponimo al santo di Montevergine. Incerto rimaneva anche il sito del successivo romitorio verginiano, che si ipotizza essere stato nel piano sottoposto al monte, dove si trovava la caserma delle guardie forestali del bosco di Cognato, presso cui la tradizione localizzava una "cappella" lungamente diruta e poi riattata come stalla.

Oggi del monastero verginiano rimarrebbe nella tenuta di Gallipoli-Cognato una cappella recentemente restaurata, che conserva la denominazione di S. Maria a Serra Cognato. La piccola chiesa ad unica aula con abside contenuta nello spessore della muratura, presenta un impianto molto povero e compatibile con i secoli XII-XIII, ai quali dovrebbe risalire la fase più significativa del monastero. Il portale d'ingresso segnato da un arco agivale ed alcune tracce di affreschi nell'abside attestano la fase tardomedievale della fabbrica. Alcuni interventi sulla muratura dell'edificio furono eseguiti nel '700 sotto l'episcopato di Antonio Zavarroni, il quale ricorda il "monastero di S. Maria di Cognato, difesa data alla Chiesa di Tricarico dal medesimo conte Roberto, i cui fondamenti si sono in questi ultimi tempi scoperti coll'occasione di una nuova casa, che si è fabbricata per comodo dell'eremita".

La contemporanea presenza nella Basilicata del XII secolo dei Verginiani e dei Benedettini, preceduta e preparata dalle comunità dei monaci italo-greci, che ebbero un grande ascendente sulle popolazioni locali, fu dunque strettamente connessa alla particolare tipologia del paesaggio e alle volontà istituzionali del tempo, specie dei conti Sanseverino e dei pontefici e trovò nell'area del medio Basento le condizioni per radicarsi. Diffondendo nuova linfa spirituale tra le genti, queste correnti mistiche apportarono un notevole contributo ai movimenti di riforma del monachesimo medievale, che si sarebbero poi completati con il Francescanesimo.

Carmela Biscaglia
esterno della chiesa e del monastero
volta
porta
abside, affresco
affresco
esterno, rinforzi
SANTA MARIA DI SERRA COGNATO
 
BREVI CENNI STORICI

Considerato come il più antico insediamento Verginiano della Basilicata, fu edificato da San Guglielmo da Vercelli, dopo aver abbandonato nel 1128 Montevergine.

In una bolla di Papa Lucio III, la chiesa e'  menzionata come facente parte della diocesi di Tricarico, mentre in una bolla del 1273 di Papa Gregorio IX cita non il monastero ma l'"Ecclesia" di Santa Maria di Serra Cognato. La chiesetta di Santa Maria si realizza in un' unica navata, con l' abside ricavato nello spessore delle mura.

Il portale d'ingresso, che e' costituito da un arco ogivale, e alcuni affreschi presenti nell' abside, fanno pensare ad un intervento tardo-medievale connesso alle vicende di ripresa, nei secoli XIV-XV, dell' uso della chiesa.

Lo spessore delle murature fa presumere che la copertura doveva essere lignea. Nei dintorni della chiesa sono ancora presenti le mura, ridotte a ruderi, di quello che doveva essere il romitorio, voluto da San Guglielmo e da Giovanni da Matera.
a cura di Lucia Caizzo

BIBLIOGRAFIA:

-        C. BISCAGLIA, La media valle del Basento tra età antica e medioevo. Insediamenti, viabilità, paesaggio agro-pastorale ed industriale, in "Bollettino della Biblioteca Provinciale di Matera e della Deputazione di Storia Patria per la Lucania, sezione di Matera", XV/23-24 (1994), pp. 11-31.
-        G. BRONZINO, Per la storia di Tricarico: appunti di vita religiosa (secc. IX-XV), in "Bollettino della Biblioteca Provinciale di Matera", VI/10-11 (1985), pp. 7-21.
-        GIORDANO G. G., Vita sanctissimi patris Guilielmi Vercellensis abbatis fundatoris congregationis Montis Virginis ordinis divi Benedicti. Olim iussu Domini D. Iacobi abbatis Sancti Salvatoris de Guleto a D. Ioanne de Nusco monacho S. Patris discipulo scripta. [...], Neapoli 1643.
-        Monasteri italo-greci e benedettini in Basilicata, voll. I-II, edd. L. Bubbico-F. Caputo-A. Maurano, Ministero per i beni culturali-Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici della Basilicata, Matera 1996.
-        Monasticon. III: Puglia e Basilicata, a cura di G. Lunardi-H. Houben-G. Spinelli, Badia del Monte, Cesena 1986.
-        G. MONGELLI, (a cura di), Abbazia di Montevergine. Regesto delle pergamene, voll. I-VI, Ministero dell'Interno, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, XXIX, Roma 1957.
-        G. MONGELLI, Storia di Montevergine e della Congregazione verginiana, I, Avellino 1965.
-        G. MONGELLI, La prima biografia di S. Guglielmo da Vercelli, fondatore di Montevergine e del Goleto. Testo critico latino con versione italiana a fronte, Abbazia di Montevergine e Badia del Goleto 1979.
-        F. PANARELLI, Scrittura agiografica nel Mezzogiorno Normanno. La vita di san Guglielmo da Vercelli, ed. Mario Congedo, Galatina 2004.



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